T'i int el luvet!

Come cambiano i tempi...pratiche una volta conosciute, e in alcune circostanze anche di utilizzo comune, sono ora, giustamente, riposte nel dimenticatoio.
Una di queste era la cattura di volatili di piccola taglia, allo scopo di essere venduti in qualche mercato, tramite l'utilizzo dell'ovatta ; come suggerisce http://www.ggev.re.it/animalisos.html
"Non usare ovatta per costruire un nido soffice. I fili dell'ovatta possono attorcigliarsi alle zampe del malcapitato uccello e causarvi ulcere e ferite."
Le zampette rimanevano impigliate nel tessuto e l'uccellino non riusciva a fuggire ; era intrappolato.

Pare che intorno agli anni della seconda guerra, al civico 7 di via degli Angeli, qualcuno si fosse dato da fare per allestire una trappola a misura d'uomo ; chi ? beh! i miei nonni paterni.

Eccoli qui, con la prole, orgogliosamente intenti a farsi ritrarre appena poco fuori del dispositivo da loro allestito.

Ecco mio nonno (dalla pettinatura direi che qui siamo già negli anni cinquanta) che prepara l'esca.

E qui alcuni incauti ora intrappolati ; sembrano rilassati, addirittura uno abbozza anche un sorriso.

Clientela fissa era la "Bala de castion" (correggero' non appena capiro' come scriverlo correttamente) , la compagnia di facchini di servizio nella zona di porta Castiglione : il "Bomba" che aveva vinto la lotta con l'orso, "Pirulin" che da tifoso in trasferta a Torino si era perso e si era scontrato con una lingua inintelleggibile, non ricordo il nome di quello che cantava nellla "Corale Euridice", e nemmeno di quello che per sfregio chiamava "Musolino" l'allora dittatore.

Ora che l'ovatta e' passata di moda, due bottiglie graduate, quattro foto ed un negozio di elettricista sono tutto quel che rimane.

Anzi, forse nemmeno quello.

A proposito:
https://www.storiaememoriadibologna.it/osterie-bolognesi-2214-evento
"Fra le centinaia di osterie che conta Bologna, la più piccola è quella del Luvèt in via degli Angeli e la più grande quella di via Carbonesi."


 



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