Parco-giardino di Palazzo Agucchi - De’ Bosdari


*pagina in costruzione*

Circa due anni fa (o tre ?) mi sono trasferito nell'appartamento dove i miei nonni abitarono intorno al 1953, in questo stabile https://goo.gl/maps/aNCAL8XfgJJpn8Ky8

Il muro che divide i cortili di via Sorbelli 3 e 5 dai fabbricati di via Orfeo presenta delle nicchie.


In alcune è possibile scorgere dei dipinti ritraenti paesaggi campestri, volatili ed anche un cacciatore munito di fucile.









Le fotografie sono state scattate da Daniela Gardenghi
 
Chiedendo a mio padre dell'origine di tali pitture, venivo a sapere che in via Sorbelli, in origine, c'era il giardino di palazzo Agucchi-DeBosdari ed in questa parte del parco c'erano le stalle; ora, capisco i fasti dell'antica aristocrazia decadente ma che si fosse giunti ad allietare il riposo degli equini con paesaggi rurali mi ha lasciato perplesso.
Pero',  in una parte del muro presente nel cortile del numero 5 si  possono notare fori che fanno pensare di essere stati utilizzati per l'appoggio delle travi, in legno, di una tettoia.

(foto)

Ma, di nuovo, possibile che i muri della stalla fossero dipinti ?
 
La svolta, totalmente inattesa, per merito di una perdita in un tubo di irrigazione segnalata nel gruppo Facebook della social street "Roc" con questo post
https://www.facebook.com/groups/ViaColtelliSorbelliSocialStreet/posts/6209368565739808/
ed il successivo intervento di Thomas Benassi: "Mio padre ha sempre detto che su quel lato del muro c'erano le scuderie di Palazzo Bosdari, ma poco si concilia con gli affreschi, da vecchie mappe risulta che all'angolo con il 7 c'era una piscina con una collinetta. Ad ogni modo, a chi interessa, ho il progetto completo (in jpg) del 1938 del palazzo 3-5, con anche la mappa di cosa c'era prima (ma già nell'800 avevano costruito e smantellato la piscina del parco di Palazzo Bosdari)"
 
Ed ecco una parte delle foto fornite da Thomas Benassi.



Documentazione cortesemente offerta da Thomas Benassi.
 
Per cui, via Sorbelli è una creazione relativamente recente, nata col frazionamento del 1938 del giardino del palazzo Agucchi-DeBosdari.

Per avere un'idea delle dimensioni del "giardino", forse il termine più adatto è parco, ne ho evidenziato il perimetro ; dalle planimetrie precedenti si può dedurre che la parte alienata col frazionamento avesse una profondità di circa 58 metri.
Incuriosito, inizio a spigolare in rete.

Su www.tourer.it il parco è presente e viene descritto come "Ex Limonaia e Parco di Palazzo Agucchi De'Bosdari" ; mi colpisce il termine "Limonaia" ovvero una orangerie ed in Wikipedia trovo che "Le orangerie sono nella fattispecie delle serre o a volte degli spazi chiusi attigui e connessi attraverso piccole aperture alla stalla (per sfruttare il riscaldamento dell'aria)." : una piantagione di limone nel centro di Bologna, rimango stupefatto.

Ulteriore fonte di notizie è https://www.originebologna.com/strade/strada-santo-stefano-1/n-108-75-palazzo-agucchi/

Sempre cercando in rete  mi imbatto in: https://www.diverdeinverde.fondazionevillaghigi.it/wp-content/uploads/2019/05/16-Via-Santo-Stefano-75-Palazzo-Agucchi-De-Bosdari.pdf

All'interno : "Il vasto giardino, in origine coltivato a grano, orto e frutteto, era composto, secondo il
modello affermatosi alla fine del ’700, da tre zone distinte: il giardino formale più vicino al palazzo, la
zona del giardiniere con le serre e il giardino pittoresco con laghetto, bosco e fondale dipinto. Le scuderie si trovavano presso la zona del giardiniere, coronata da una torre merlata (detta il castelletto) che esiste ancora al n. 77 della via. ...Oggi, dopo la lottizzazione del 1938, dell’antico giardino rimane la parte più vicina al palazzo (circa un terzo dell’estensione di un tempo). Nel folto dell’area verde, ripartita da siepi formali e in asse con il palazzo, si trova ancora l’antica vasca
".

Per cui, gia' ai tempi di Giosuè Carducci, a quanto pare frequentatore del parco, il muro in fondo alla proprietà era dipinto; facciamo...circa 150 anni fa ?

Cerco di saperne di più sulle fonti utilizzate nell'articolo contattando sia il Fai che la Fondazione di Villa Ghigi ; mentre dal primo non ricevo risposta, la signora Silvia Cuttin della Fondazione, pur ammettendo di non sapermi aiutare, ipotizza che altre informazioni possano essere trovate "forse all'archivio storico di Bologna, sono ricerche complesse. Ho guardato se c'era qualcosa sul famoso «librone verde», cioè La storia verde di Bologna ma non mi pare di aver visto nulla."
Peccato ; ora però sò dell'esistenza di un "librone verde". Da indagare.

A questo punto non so' proprio come procedere; considero la possibilità di recarmi all'archio comunale ma scarto l'idea sia per questioni di tempo che di problematiche di accesso.

Vero Deus ex interviene la mia condomina, Gabriella Milani : per prima cosa, riesuma questo estratto di una pubblicazione di nome "Strenna Storica Bolognese" risalente all'anno 2002. 

Le seguenti immagini e citazioni provengono dalla "Strenna Storica Bolognese - Anno 2002" e qui pubblicate per gentile concessione della Pàtron Editore srl, ulteriori informazioni sul loro sito  https://www.patroneditore.com


Il saggio scritto da Elisabetta Vasumi Roveri descrive l'evoluzione del giardino, anzi del "parco-giardino", di palazzo Agucchi-De'Bosdari nel corso di due secoli.
"Sappiamo già quindi che già nel 1795 era presente un camerone per gli agrumi lungo circa 25 metri... ; posizionati sul fondo troviamo il magazzeno e la stalla per bovini di ampie dimensioni ed infine accanto a questi una vasca in muratura di 5,70 metri per lato." ; in questo periodo la zona verde della proprietà e' praticamente un orto con la serra.


Dai libri contabili risultano "le spese per un giardiniere particoalre addetto all'assistenza degli agrumi" e che la vendita degli stessi produce una certa rendita.
Nel 1842 Filippo Agucchi convola con Luigia Ratta ed è quest'ultima ad impegnarsi di prima persona per trasformare l'orto in giardino ; ed e' nel 1847 che "vengono realizzate pitture a fresco e lavori d'arte muraria nel giardino."
Ah! Eccole!

Intorno al 1856, lo stato del giardino è descritto in una relazione richiesta da Filippo Agucchi : "si desume che nella parte posteriore del fabbricato il portico di tre arcate, realizzato dal Venturoli, è stato ridotto a serra, o meglio, ad una sorta di giardino d'inverno dal quale si accede al giardino vero e proprio. Prosegue poi con la descrizione del piano nobile del palazzo, per giungere finalmente a descrivere il giardino cosi come riportiamo: «L'area di questo Giardino è ampia, elegantementee pittorescamente vestita di belle piante quali in macchia, e quali sole, la maggior parte non indigene e sempre verdi (...) quivi è la Stuffa e l'aranciera, quivi una Torre con Belvedere nella parte superiore, (...) quivi un bacino in cotto con zampilli d'acqua saliente, un Lago che si mantiene pieno colle acque del Canale di Savena, una elegante Capanna rustica, un capannone in cotto coperto a tetto colle incannocchiate: un grande recipiente murato e ornato in cui si raccolgono le acque tratte da un pozzo vicino, mediante apposita macchina idraulica che le fa salire in un serbatoio in cotto fabbricato nella parte superiore di questa Fontana monumentale; è inutile dire che le acque tanto del Lago quanto delle Vasche hanno sfogo per apposite chiaviche di recente costruzione...» ".
Comunque sia, il giardino continua ad essere fonti di consistenti entrate che ne consentono la manutenzione ed il pagamento dell'immancabile giardiniere.

Alla morte della contessa Luigia, avvenuta nel 1883, il palazzo prende nome De Bosdari dal cognome del nobile di origini serbe sposato all'unica figlia degli Agucchi ; il giardino continua ad essere fonte di rendite (pare che vendessero anche il ghiaccio prodotto dal lago!).

Scrive ancora Elisabetta Vasumi Roveri : "Diviene necessario, a questo proposito, aprire una piccola parentesi sulla figura del giardiniere che aveva un ruolo non confondibile con quello della servitù. Questi non eseguiva ordini, al contrario, per riconosciute competenze ed abilità, era in grado di suggerire e proporre soluzioni estetiche e tecniche ai padroni stessi. lnoltre aveva un rapporto con la proprietà in certo modo similare a quello della mezzadria... Dunque il giardiniere era il vero e proprio «numen» del giardino o del parco: fungeva infatti da organizzatore dell'impianto, conservatore del verde, selezionatore delle sementi, medico delle piante, riparatore degli attrezi, tutto contemporaneamente.".
Sono gli anni in cui il parco-giardino era noto e frequentato oltre che dalla nobiltà anche dagli intellettuali, con Carducci frequentatore abituale.
 
Le cose cambiano intorno agli anni 20-30 del 1900 con il giardino che venendo sempre meno curato si traforma da luogo romantico a decadente; il laghetto diventa pieno di foglie, la serra trasformata in deposito. L'ultima discendente De Bosdari, Gabriella (https://books.google.it/books?id=5Ck_IHlPHZQC&lpg=PA127&ots=3Knxh0OACb&dq=gabriella-di-robilant&pg=PA126#v=onepage&q=gabriella-di-robilant&f=false), vende ad una immobiliare i due terzi del parco; e questi non esiteranno ad utilizzare gli esplosivi per disfarsi delle piante centenarie che ostacolano l'apertura di via Sorbelli e la costruzione dei fabbricati.
 
E cosi', eccoci arrivati ai giorni nostri.

Dimenticavo. Gabriella Miani era in buoni rapporti con i fratelli Catti, anche loro abitanti del numero di 3 di via Sorbelli ed (ahimè) ora scomparsi : la sorella gli raccontava di aver fatto visita più di una volta al palazzo dato che una sua zia pare fosse una dama di compagnia al servizio dell'ultima contessa De' Bosdari.
E fra i cimeli dei fratelli, Gabriella si ricordava di questo oggetto.

La targa col nome dell'ultimo giardiniere, il loro papà.

Gabriella Milani ha una galleria d'arte in via Santo Stefano, il sito https://www.ivandimitrov.com ospita una parte del catalogo.

Conclusioni

Dubito che le evanescenti sia le prime di oltre 150 fa ; probabilmente saranno state più volte ritoccate e ripristinate.
Comunque sia, sono ancora alla ricerca di materiale relativo ai "fondali dipinti" ; chissà.

da fb, Gabriele Parmeggiani : "I conti Bosdari avevano portato le mucche dalla campagna nelle stalle del loro palazzo di via S. Stefano. L'uscita delle stalle era in via Sorbelli che allora faceva ancora parte di via Coltelli.

Alle 5 di sera si faceva la fila ognuno col proprio tegamino si acquistava il latte appena munto.
Parlo degli anni 43/45 tempo di guerra"



















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